"Il lavoro nella società che cambia"

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I PROTAGONISTI

Donat-Cattin: una svolta nel modo di concepire i rapporti di lavoro

Su questa legge si fondano non da oggi , ma da parecchi anni, speranze e timori : i timori sono di taluni imprenditori che risentono di una mentalità sorpassata legata ad una visione superata della funzione imprenditoriale e che non sono poco numerosi nella realtà del nostro paese; le speranze sono certamente di tutti i lavoratori, anche se talvolta intorno alle possibilità offerte in concreto da l ricorso agli strumenti legislativi si creano delle illusioni che riguardano un po’ tutti i provvedimenti legislativi e non questo in particolare. Lo dico nel senso che noi tutti sappiamo che la più perfetta Costituzione ha valore nella misura in cui vi sia un costume civile democratico e in cui vi siano forze capaci di dare ad essa concreta attuazione in tutti i suoi contenuti democratici. Quando invece si modificano i rapporti di forza, le tendenze e il costume democratico, anche la più perfetta Costituzione può finire col rimaner e svuotata e inapplicata .

 

Pur nel limite che ogni provvedimento di legge ha, di esser e cioè una guida per l’ attività degli individui e una norma che ha bisogno di essere portata avanti da questi, noi riconosciamo i n questo provvedimento alcuni connotati positivi caratterizzanti che devono essere sottolineati. Il provvedimento in questione riconosce i l sindacato in fabbrica ; riconosce il diritto a tenere l ‘ assemblea nei luoghi di lavoro e ad avere propri. delegati; stabilisce una determinata procedura nell’esercizio dei diritti sindacali; afferma tutta una serie di diritti e divieti a garanzia delle libertà dei Iavoratori, tra i quali è importante, sopra tutti gli altri , il divieto della monetizzazione del licenziamento che la legge n . 604 ammetteva sempre , con la sola eccezione costituita dal licenziamento intimato con violazione dell’articolo 4 di tale legge. Stabilisce infine, in materia di collocamento, un diritto e non un ordinamento, cioè il diritto che il collocamento nella misura esecutiva, non soltanto quindi come consultazione ma in termini esecutivi e di disposizione, sia esercitato nell’ambito della funzione pubblica e statuale, ma da rappresentanze che sono in maggioranza dei lavoratori, cioè di coloro i quali sono soggetto e oggetto dell’attività di collocamento.

 

Questi sono i connotati della legge, la quale mantiene, attraverso l’elaborazione parlamentare, le strutture che aveva in origine, nel momento in cui fu presentata, e ne aggiunge delle altre. Non sto qui a fare la distinzione tra quelle che sono state aggiunte e quelle che vi erano originariamente, ma credo che nella breve elencazione che ho fatto siano i punti centrali della disposizione legislativa che abbiamo dinanzi. I rilievi, mossi anche dai banchi della maggioranza, circa la scarsa importanza che avrebbe il provvedimento in esame, mi pare risentano della mentalità privatistica che si era creata nel momento in cui, soprattutto nel campo sindacale di radice cattolica, fu abbandonato l’indirizzo che veniva dalla vecchia scuola corporativa e che ha portato a l compromesso dell’articolo 39 della Costituzione.

 

Tutti sanno che questo cambiamento intervenne per una decisione presa, a livello politico, da un gruppo minoritario della Democrazia cristiana, quello capeggiato dall’onorevole Dossetti, che in sostanza fece questa riflessione : il rapporto tra legge e sindacato non è un rapporto da vedere sotto una campana di vetro ma nella realtà storico-sociale, nella realtà politica e quindi in determinate fasi della vita politica del nostro paese ; mettere una legge sopra i sindacati, sull’ordinamento sindacale – nel momento in cui questo giudizio veniva pronunciato, intorno al 1951, queste erano le condizioni e non credo che siano sostanzialmente mutate – vuol dire imbrigliare i sindacati nel sistema, nella struttura maggioritaria, nella struttura economica , e quindi integrarli limitandoli nella loro funzione indipendente volta, a seconda della libera, autonoma azione che essi vogliono svolgere, anche al cambiamento del sistema. Perciò si abbandonarono allora, dopo discussioni molto vivaci e sentite, con una decisione del consiglio generale della Cisl riunito a Brunate, le vecchie posizioni in sostegno dell’applicazione dell’articolo 39 della Costituzione , naturalmente determinando, come sempre capita in occasione di siffatti mutamenti, una posizione sbilanciata nel senso opposto, e cioè totalmente privatistica: nessuna legge, nessun intervento, il sindacato considerato quasi come un libero agente, al di fuori di ogni regolamentazione giuridica, nel quadro del sistema, per il pericolo di vedere altrimenti in esso, nell’ambito di una concezione americanistica del sindacato, quasi un garante, un elemento equilibratore del sistema stesso .

 

Queste posizioni sono state a loro volta superate quando, nel vivo della lotta, cioè nel quotidiano contatto con la realtà politica e storica del paese, noi ci siamo trovati di fronte a tipi di reazione padronale pesantissimi, che negli anni tra il 1945 e il 1950 non si erano determinati e che si sono determinati successivamente, con punte avanzate nell’ambito della maggiore azienda nazionale, l a FIAT – che forse per questo si lamenta oggi di pagare un prezzo più alto rispetto ad altre aziende perché tutte le azioni portano una reazione – per la posizione diversa assunta dal sindacato Queste punte si espressero in migliaia di licenziamenti niente affatto disciplinari, nel senso che non erano affatto riconducibili a violazioni di norme disciplinari, ma si trattava di licenziamenti politici, punitivi : insomma vi fu ogni sorta d’attacco contro il libero manifestarsi della vita sindacale, al punto che io so che di fronte all’approvazione di questa legge anche alcuni nostri colleghi , oggi si sentono commossi ricordando questo loro passato, che è poi il passato di tanti militanti della Cgil, di tanti militanti della Cisl. Un passato che ha colpito direttamente, ma ha anche chiuso la bocca, costretto ad una condotta diversa da quella di uomini liberi tutti coloro che nelle aziende, e in alcune in modo particolare, sentivano di dover sostenere i loro diritti di lavoratori nella vita sindacale, nell’espressione normale, non eversiva, di una volontà di difesa effettiva degli interessi dei lavoratori. Questa esperienza ci ha portati, attraverso una fase di discussione e di elaborazione, a concepire la teoria della legislazione ‘di sostegno : cioè non di una legislazione ordinativa del sindacato, la quale desse al potere politico la facoltà di ingerirsi nell’ordinamento del sindacato, ma di una legislazione che attribuisse al sindacato dei lavoratori determinate libertà, determinati poteri, determinate facoltà.

 

Direi che da posizioni diverse – ad esempio quella comunista ha sostenuto soprattutto la necessità di un riconoscimento dei diritti individuali dei lavoratori sulla base della Carta costituzionale – noi siamo giunti a questo disegno di legge che è stato presentato al Parlamento dal Governo nel quale ministro del lavoro era il nostro amico e collega Giacomo Brodolini. Questo disegno di legge si inquadra in una legislazione di sostegno del sindacato, ma include anche altre norme che, oltre che al sindacato come tale, tendono a garantire diritti e libertà ai singoli lavoratori. Questo è il disegno finale che esce dalla elaborazione governativa e parlamentare.

 

A tutti quelli che hanno pagato, in qualche maniera, per i diritti del lavoro, e all’amico Brodolini, noi dedichiamo questo atto di Governo, questo atto della vita parlamentare italiana. Noi sottolineiamo questo atto, anche se la rispondenza della Camera è un po’ limitata, come una svolta nel modo di concepire i rapporti di lavoro. Nel dedicare questa legge all’amico Brodolini, io non compio alcun gesto retorico ; penso che tutti vogliamo riconoscere in lui un combattente leale, così come tutti color o che, anche se da posizioni diverse, hanno voluto questa legge, per la causa dei lavoratori, che è una delle cause di giustizia e di libertà combattute nei cento anni di vita de l nostro paese.

 

Ritengo che, nel dedicare all’onorevole Brodolini e a tutti coloro che hanno pagato un prezzo più o meno alto per l’affermazione dei diritti di libertà e di democrazia che il movimento operaio ha portato avanti, noi non ci soffermeremo tanto sulle manchevolezze e sulle deficienze di questo disegno di legge, quanto sulla volontà di compiere questa svolta effettiva, non sul piano delle ricerche di collaborazione e di comprensione, ma piuttosto sul piano di una affermazione dura e precisa dei diritti dei lavoratori che, come cittadini, partecipano alla costruzione di una Repubblica fondata sul lavoro e vogliono che sia riconosciuta la possibilità di organizzazione e di manifestazione dei loro interessi, che essi sanno, autonomamente, inquadrare nel contesto degli interessi nazionali e che, attraverso questo strumento legislativo, vengono sostenuti senza alcuna briglia per l’affermazione di queste esigenze e di questi ideali.